Questo articolo/intervista è una sorta di quinto capitolo riguardante le persone più interessanti del panorama Apple (e dintorni). In caso abbiate perso i precedenti, fate un salto all’intervista con Patrick Rhone, Sandro Pennisi, Riccardo Mori, Franz Grua e infine Filippo Corti.
Grazie ad una buona comprensione della lingua inglese da qualche tempo sono passato dal leggere blog/siti di news in italiano a solo pubblicazioni scritte nella lingua di Albione. Dietro alla decisione c’è una motivazione dettata dalla praticità: nel 99,9% dei casi i blog in inglese sono più veloci a riportare le “raw news” (come le chiamo io), ovvero le notizie crude - con “crude” che significa “non elaborate”.
Da qualche tempo - non più di un paio di mesi - ho scoperto Saggiamente, un blog in italiano curato da Maurizio Natali che si è prepotentemente inserito nel mio feedreader grazie alla qualità e spessore degli articoli pubblicati. Una descrizione più accurata ve la fornirà Maurizio stesso nell’intervista, ma lasciatemi dire che francamente blog come Saggiamente sono oro per noi lettori italiani, abituati a pubblicazioni più “leggere” come iSpazio, Melablog e affini. Ciò che più mi ha colpito è il modo in cui Maurizio scrive, non si lascia prendere dal binomio “tanti articoli corti = più pubblicità”, ma, al contrario, si diverte a esaurire l’argomento trattato, cercando di essere il più chiaro possibile e spesso fornendo un punto di vista alternativo.
Bando alle ciance, però, vi lascio all’intervista con Maurizio.
1. Chi sei e cosa fai per lavoro?
Sono un grafico. No aspetta, un programmatore. Per la verità mi occupo di creazione di siti web, ma la mia passione è la fotografia quando non trovo l’ispirazione e mi diverto a suonare una delle mie chitarre. Ma questo effettivamente ti dice cosa faccio e non chi sono. Non penso che esista veramente un modo per esprimere sè stesso ad un’altra persona se non conoscendola. Ma potrei dire di essere un uomo razionale affascinato dall’irrazionale. Un ateo con tante fedi che apprezza la sacralità dell’animo umano e della natura. Ah, sì, dimenticavo, l’anno scorso ho aperto un blog personale come diario delle mie avventure tecnologiche. L’ho chiamato saggiamente, perché ho sempre tentato di avere un approccio pragmatico alla vita e mi sembrava che il termine riuscisse a catturare questo concetto. Visto che lavoro con i Mac alcuni dei miei articoli vertevano sull’argomento e in poco tempo ho iniziato a vedere numerose persone gravitare proprio su quelle pagine ed arricchirle con i propri commenti. Non ho fatto altro che cavalcare l’onda ed ho scoperto così che esiste un importante numero di persone in Italia che desidera parlare di tecnologia in modo pratico e comprensibile. Cerco di aggiornare il sito più frequentemente possibile, ma la vera essenza di saggiamente (che con il tempo ha autonomamente acquisito il senso di Saggia-Mente) è quella di fornire guide pratiche, suggerimenti e recensioni. E per rispondere — finalmente — alla tua domanda, sono socio amministratore di una web agency calabrese che lavora in questo campo da oltre 10 anni.
2. Come riesci a trovare il tempo di lavorare e scrivere su saggiamente? A volte io ho dei seri problemi a scrivere un articolo al giorno, te ne pubblichi molti e spesso sono anche “pensati”. (Con “pensati” intendo articoli che non sono la stessa news trita e ritrita ma pieni di riflessioni e spunti personali)
Non sai quante volte mi sono sentito fare questa domanda, ma non ho una risposta, così come non ho un minuto di svago. Spesso lavoro di notte, motivo per il quale mi sono dovuto dotare di luci ed attrezzature per fare foto e video nel buio assoluto. In studio ho 3 tastiere sulla scrivania, ognuna per un computer diverso. Da una parte lavoro, dall’altra tengo vivo il blog. E poi il telefono squilla (fisso e mobile) e non ti nascondo che a fine giornata vorrei staccare ogni apparato tecnologico e godermi un po’ di relax. Invece mi è arrivato qualcosa da testare, una news importante da discutere, un’informazione interessante da condividere sul blog, un problema di un utente da — tentare di — risolvere. È stressante lo ammetto, ma non riesco a stare un minuto senza fare niente. Pensa che anche quando sono “in vacanza” e mi dedico un po’ alla famiglia ed alla mia fidanzata, trovo persone sul blog che mi sgridano perché ho scritto pochi articoli. Meglio così mi dico, sarebbe stato peggio se non si fosse sentita la mia mancanza no? Temo comunque che a forza di lavorare con i computer io abbia acquisito per osmosi un paio di caratteristiche come la velocità ed il multitasking. Mentre rispondo alle tue domande sto vedendo un film, sto scrivendo un articolo, rispondendo ai quesiti degli utenti e… aspetta… ho appena ordinato una pizza a domicilio.
3. Sei un utente Apple di lunga data o una new-entry? Come hai scoperto questo mondo? (Io, ad esempio, rientro nella seconda categoria: è da poco più di due anni che posseggo un Mac e da 3 che ho un iPhone)
Il mio primo Mac è stato un G3, per cui mi sono affacciato su questo mondo più o meno dal periodo della rinascita. Tuttavia la mia lunga trafila con i computer, iniziata ai tempi di spectrum e vic 20, ha preso strade diverse, attraversata per la passione Amiga, ma approdata poi per praticità sul triste MS DOS. E poi ci fu l’evoluzione (se così si può chiamare) Windows e l’ingresso tra i Microsoft Certified Partner. Quando è nata la l’azienda ho preso quel G3 perché “se fai grafica devi avere un Mac”, ma essendo orientato al web la piattaforma non era in grado di fornirmi un buon supporto. Non per carenza di software visto che scrivo tutto manualmente ed anche un semplice editor è potenzialmente sufficiente, ma perché a quei tempi internet significava “Internet Explorer” e la versione per Mac (esatto, esisteva anche per Mac) non era compatibile neanche con sè stessa, figuriamoci con quella Windows. In pratica per fare un sito che funzioni devi essere in grado di sapere come gli utenti lo vedono. E ciò significava, almeno allora, lavorare su Windows ed Internet Explorer. Per cui per necessità quel G3 rimase a prendere polvere, ad eccezione di quelle rare volte in cui testavo i master di DVD multimediali esportati da Windows con doppia sessione per essere compatibili anche con Mac OS. Ma quell’ambiente mi è sempre rimasto nel cuore, così quando ci fu il passaggio ad Intel ed all’architettura x86 (con la conseguente possibilità di installare anche Windows con BootCamp) ho immediatamente cambiato il mio portatile personale con un MacBook Pro. Dopo una decina di giorni mi sono accorto di riuscire a muovermi agevolmente nel nuovo habitat (conoscevo solo Classic fino ad allora) e di aver trovato tutte le applicazioni e le funzioni che mi servivano. Per cui non ho sentito più la necessità di tenere BootCamp: rimosso dopo i primi giorni e mai più riutilizzato negli anni a venire. In studio però la workstation su cui lavoravo (da me assemblata) era sempre ancorata ad XP, così come il server ed il computer del mio unico socio di allora (mia sorella Paola). In breve tempo riuscii ad aggiornare la mia postazione con un iMac e successivamente (mi chiedo ancora come sia riuscito a convincerla) anche quella di mia sorella. E installando Linux sul server aziendale ho salutato per sempre Microsoft. Il nuovo socio entrato l’anno scorso è un programmatore .net, ma dopo 12 mesi in studio ha comprato anche lui un MacBook Pro. E poi mio padre, la mia fidanzata, gli amici: le mele crescono quasi spontaneamente intorno a me ormai.
4. Cosa ne pensi del mito della produttività? Esiste davvero il problema delle “distrazioni” (facebook, email, sms, chiamate, parentame) o è solo una scusa per trovare un colpevole per la nostra non-voglia di lavorare? Come lavori te? Inteso come: hai abitudini (habits) che ripeti uguali ogni giorno per entrare nel flow, nella zona di massima produttività, o ti dici semplicemente “ora mi metto a lavorare” e lo fai?
In realtà io non smetto mai di lavorare. Il problema di fondo credo risieda nel tipo di attività che uno si sceglie. Molto spesso ci troviamo a vivere passivamente, lasciandoci guidare dagli eventi o da influenze esterne al nostro io. Ma se un uomo sente che il proprio lavoro non gli appartiene, istinticamente lo separa dalla propria vita relegandolo in una sottosfera isolata. In questi casi è facile che si renda necessario dirsi: “ora mi metto a lavorare”. Se avessi proseguito nel mio piano di studi universitari sarei diventato ciò che sognavo da bambino e probabilmente mi sarebbe anche piaciuto. Ma quando hai già una formazione, una passione e dunque una capacità, è cosa buona e giusta assecondarla dandole la possibilità di crescere ed eventualemte sfociare in una attività lavorativa. Per rientrare nel tema della tua domanda, ci sono distrazioni che attecchiscono solo quando si vuole essere distratti (come i social network) ed altre che sono inevitabili (come il cellulare che squilla dalla tua vita privata). Io non ho ritualità, ma sono invece guidato da doveri e passioni. Il mio work flow è dinamico e seppure ci siamo progetti giornalieri e di lungo respiro, la giornata è sempre una incognita. Per questo ho fortemente ricercato il lavoro autonomo, dove sono io a decidere i tempi. Purtroppo però questo si traduce inesorabilmente in lavorare più degli altri e spesso senza orari. Ma almeno ho la facoltà di chiudere tutto quando non sono ispirato e temporeggiare facendo altro, magari dedicandomi un po’ al blog. Non esiste produttività senza soddisfazione.
5. Vuoi dare qualche consiglio ai lettori de Il Mac Minimalsta?
Il mio consiglio è: mai accettare consigli da uno sconosciuto. Cosa dici? Le caramelle? No guarda, quello è stato un errore di trascrizione, il saggio disse ‘consigli’ non ‘caramelle’. Questi sono come una dolce droga per l’insicuro a cui rischia di assuefarsi facilmente. Chiedete e ascoltate, ma pesate ogni parola con la vostra bilancia interiore. Diffidate di chi sputa sentenze e apprendete invece da colui che con umiltà e ragionevolezza mette a nudo le proprie conoscenze. Anche se in fondo ritenete di saperne di più. Mi capita sempre più spesso di trovare dei commenti sul blog di persone che si sentono più furbe e intelligenti di altre. I classici detentori del sapere universale. Quelli che se tu sollevi un dubbio o fai un’osservazione che non gli va giù ti attaccano come degli scemi ortodossi, altrimenti conosciuti come fondamentalisti della stupidità. Dopotutto uno tra i più grandi uomini ha detto che la saggezza consiste proprio nel sapere di non sapere (cit. Socrate), perché non credergli?
Voglio riproporre per un’ultima volta i miei ringraziamenti e saluti a Maurizio che si è rivelato essere una persona disponibilissima e paziente.
©2010. Postage by Greg Cooper. Icons by P.J. Onori. Thanks to Jamie Cassidy & Panic.
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