Questo articolo è la traduzione (a cura di Laura Dossena di A distracting Article About Digital Distractions, scritto da MG Siegler su Techcrunch.
Come mi ha scritto Laura, c’è da far notare che il sistema scolastico americano è differente da quello italiano, sia nella forma che nelle modalità di insegnamento. Ma, nonostante il ragionamento dell’autore non possa essere applicato anche alla situazione italiana, penso che non sia troppo difficile capire il significato senza far perdere forza alle tesi.
Stamattina ho acceso l’iPad per leggere un pezzo del New York Times intitolato Growing Up Digital, Wired for Distraction. Dopo qualche centinaio di parole, ho mandato un tweet per segnalare l’articolo. Quindi, realizzando che si trattava di circa 4.000 parole, mi sono preso una pausa per dare un’occhiata a Twitter. E a Facebook. E alla posta elettronica. E a Yammer. Ho letto altre altre 1.000 parole circa, prima che mi arrivasse una notifica push di Instagram. Sono andato a vedere. E poi, finalmente, ho finito di leggere.

Si tratta, più o meno, della mia modalità standard di lettura di questi tempi. Mi ci è voluto un po’ per abituarmi, ma ora mi trovo bene: e, sempre di più, è destino che le cose funzionino così, che ci piaccia o meno.
Nel pezzo del NYT sono presenti due posizioni principali, anche se non vengono esplicitate: 1) Che il diciassettenne Vishal Singh sta, in effetti, sta derivando qualcosa di educativo e di significativo dalla sua dipendenza dalla tecnologia. 2) Che, prima o poi, qualcuno riuscirà a trovare qualche tipo di cura per questo “sovraccarico” digitale.
Non esiste una cura. Semmai, il problema è destinato ad aggravarsi. Le alternative, quindi, sono: a) lamentarci fino alla nausea di quanto sia dannoso per la società, oppure b) adattarci e modificare alcuni dei concetti fondamentali dietro l’idea di apprendimento.
Quest’ultima posizione, per alcuni, non sarà facile da accettare; penso, in particolare, ai genitori. Io non ho figli, ma non sono passati troppi anni da quando ero un ragazzino io stesso. Non sono cresciuto in un mondo in cui tutti giravano con un computer in tasca (gli smartphone di oggi), ma vorrei tanto che fosse stato così; invece, durante gli anni del liceo, ho visto i cercapersone fare spazio ai primi veri telefoni cellulari (non quelli alla Zack Morris/Gordon Gekko, per capirci); tutti, però, avevano già a casa un computer connesso a Internet.
All’epoca, Internet era un posto magico. Lo è ancora: anzi, con tutti questi nuovi modi di accesso e di utilizzo, lo è ancora di più. Mi verrebbe istintivo andarci piano con un’affermazione di questo genere, ma non riesco a trovare un vero motivo per farlo, quindi lo dirò e basta: ho decisamente imparato di più su Internet che frequentando le superiori.
Le scuole superiori, almeno quando ci sono andato io, avevano molto più a che fare con l’acquisire competenze “sociali” che informazioni didattiche. Il lato educativo assomigliava più che altro a un grande gioco, di cui era necessario imparare le regole al meglio per poter accedere a una buona università. Si trattava di memorizzare nozioni per un test che e poi scordarle una settimana dopo, e di scoprire come fare i compiti nei dieci minuti tra un’ora e l’altra. I miei ricordi delle superiori hanno praticamente solo a che fare con i momenti trascorsi con gli amici; e so che non sono l’unico.
Un grosso problema, con la didattica delle superiori, è che ti viene imposto di seguire materie che non ti interessano affatto. Mi rendo conto che l’idea è fare di te una persona più “completa”, dandoti la possibilità di scoprire interessi insospettabili. Ma questa è la mentalità di un mondo non-connesso: mi sentirei di dire che moltissimi studenti, oggi, sanno perfettamente quali sono le loro passioni in un’età parecchio precoce, proprio grazie a Internet. Ragazzini come il già citato Singh scoprono di amare l’editing video e la cinematografia non a scuola, ma attraverso il Web e la tecnologia. E la scuola, anziché stimolare questa passione, vuole che seguano un corso di Latino. Sì, avete capito bene, Latino.
Non sorprende che sia proprio il professore di Latino di Singh il più preoccupato dalle distrazioni rappresentate dalla tecnologia, visto che la sua materia era esponenzialmente più utile nel 10 d.C. di quanto lo sia oggi, nel 2010 d.C.
Altri insegnanti citati nell’articolo, a dire la verità, sembrano molto più aperti ai possibili impieghi della tecnologia a scopi didattici. Per come la vedo io, è l’unica strada: si può anche tentare di eliminare l’uso della tecnologia nelle classi, ma state certi che troverà il modo di rientrare. O che i ragazzi troveranno il modo di uscire. Resistance is futile.
A essere in qualche modo ridicolo è anche il fatto che tutto questo suona molto come la crociata contro la televisione di qualche anno fa. E, probabilmente prima ancora c’era stata quella contro la radio, e via così. Le nuove tecnologie continueranno a incrociare la nostra strada, e a modificare il mo(n)do in cui viviamo. Far finta che non esistano, o dare automaticamente per scontato che siano negative e che porteranno alla corruzione delle giovani menti, è ridicolo. Accogliere il cambiamento e adattarsi è la chiave: non vedo un solo motivo valido per cui tutti questi grandiosi strumenti non possano aiutarci a imparare di più, anziché di meno.
Mi vengono anche in mente le dichiarazioni di Bill Gates alla conferenza Techonomy dell’agosto scorso, giusto per ampliare l’idea dell’apprendimento via Internet anche all’università. “Tra cinque anni, sul Web saranno disponibili gratis i migliori materiali didattici al mondo, meglio che in qualsiasi università”. Facile da dire per uno che il college non l’ha mai finito e che è diventato l’uomo più ricco del mondo. Ma, con ogni probabilità, ha ragione lui.
Alcuni dovranno recarsi presso le strutture che dispensano un’educazione superiore per avere accesso a strumenti che, altrimenti, non sarebbero alla loro portata. Il valore di un buon insegnante/professore è indubitabile; e alcune persone sicuramente continueranno a beneficiare della combinazione tra socialità e didattica strutturata. Ma non tutti apprendono nello stesso modo.
Se voi siete fatti diversamente, perché non dovreste avere la possibilità di acquisire la vostra educazione sul Web? Perché ci sono troppe distrazioni? Ma per piacere. Apparentemente, quelle distrazioni non sono un problema per Singh quando fa quel che ama (cinematografia) e contemporaneamente quel che gli viene imposto di fare (Latino). Interessante, no?
©2010. Postage by Greg Cooper. Icons by P.J. Onori. Thanks to Jamie Cassidy & Panic.
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